Giovedì, 23 Luglio 2020

Il Castello di Grinzane Cavour, simbolo e storia delle Langhe

Il Castello di Grinzane Cavour Il Castello di Grinzane Cavour

Di forme slanciate e compatte, massiccio eppure armonico, austero ed elegantissimo. 

Il castello di Grinzane Cavour sembra poggiato da una mano sovrannaturale in un contesto collinare di impareggiabile bellezza, che alterna vigneti pettinati a noccioleti, permettendo allo sguardo di posarsi lungo la valle che collega Alba a Barolo, sede dei più prestigiosi vigneti del Piemonte. Il Castello, che ospita l’Enoteca Regionale Piemontese, un museo Etnografico e i cimeli del Conte Camillo Benso, merita di essere conosciuto un po’ più nel dettaglio, perché proprio nelle sue stanze si è giocata la partita decisiva per il successo del Barolo come oggi lo conosciamo.

Ma partiamo dall’inizio.


IL CASTELLO IN EPOCA MEDIOEVALE

L’aspetto attuale del Castello di Grinzane Cavour è il risultato di un di restauro del 1961, che ha riportato l’edificio alla sua veste originaria. Il maniero è stato infatti quasi sempre abitato o utilizzato, subendo interventi di ogni genere lungo il corso dei secoli.

Le fondamenta del Castello furono probabilmente gettate attorno al XII secolo: fu eretta la torre quadrata (ora corrispondente al mastio elevato) e probabilmente il cortile sopraelevato. Chi furono i primi possessori del Castello non è certo, ma dalla metà del 1100 documenti catastali del comune di Alba parlano di una nobile famiglia il cui nome corrispondeva al toponimo della zona: “De Grinzaneis”.

Il Castello risulta certamente attivo lungo il 1300, quando tutta la Langa gravitante intorno ad Alba viene interessata da un nuovo processo di incastellamento, che coinvolge anche Grinzane Cavour e, molto probabilmente, dona al maniero l’aspetto attuale.

Le lunghe lotte di potere che attraversarono il distretto delle Langhe tra il XV e il XVII secolo, conteso tra i vari potentati della zona, fecero passare il castello di mano in mano, ora sotto l’influenza dei marchesi di Busca, ora sotto quelli del Monferrato. Fino a giungere nella mani del giurista Pietrino Belli (1546) e poi in quelle dei marchesi di Voghera, che lo terranno fino all’abolizione del feudalesimo.

IL CONTE CAMILLO BENSO E IL BAROLO

Il proprietario di gran lunga più famoso del Castello di Grinzane sarà pero il Conte Camillo Benso che, nel 1849 lo ottiene per via ereditaria. Politico, statista e mecenate della ricerca scientifica, il Conte Benso passerà molto tempo a Grinzane, non solo scrivendo la storia d’Italia, ma anche quella del Barolo. Tra il 1836 e il 1847, in collaborazione con la marchesa Juliette Colbert, proprietaria del vicino Castello di Barolo, Cavour si fece promotore di un ripensamento del Barolo grazie ai consigli dell’enologo francese Louis Oudard. Il Barolo era, fino ad allora, un vino molto probabilmente dolce e frizzante, di gusto e caratteristiche rustiche. Oudard, Benso e la Marchesa Colbert scelsero invece una vinificazione a secco, che esaltasse e valorizzasse il nebbiolo secondo lo stile borgognone. Ne ottennero un vino di incredibile eleganza e struttura che la Marchesa contribuì a rendere famoso inviandone centinaia di botticelle ai duchi di Savoia, i quali apprezzarono enormemente. È da questo episodio che il vino più famoso delle Langhe venne chiamato “vino dei Re” e, di conseguenza, “Re dei vini”.

PATRIMONIO DELL’UNESCO

Dopo i restauri del 1961, oggi il Castello è Sede dell’Enoteca Regionale Piemontese “Cavour”, qui presente 1967. È sede dell’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini d’Alba, che si occupano anche della selezione dei vini dell’Enoteca, e ospita Museo Etnografico della civiltà contadina e un museo dedicato al Conte Camillo Benso di Cavour.

Non solo. La location del Castello è diventata, negli anni, sede di prestigiosi eventi nazionali e internazionali legati al turismo, all’enologia e alla congressistica. Dal 2014, infine, Grinzane Cavour e il suo Castello fanno parte delle core zone (ovvero zone chiave) individuate dall’Unesco durante il riconoscimento delle colline di Langhe-Roero e Monferrato a Patrimonio mondiale dell’Umanità.


 

 

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